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RISOTTO AL TARTUFO ESTIVO

Per gli amanti del tartufo questo è un ottimo piatto, ed anche più economico di quello classico per via che lo scorzone, o tartufo estivo, è meno intenso ma anche più economico dei più pregiati tartufi bianco e nero.

Il procedimento è quello di un classico risotto con la sola accortezza di incorporare il tartufo dopo un passaggio che gli consente di sprigionare il suo aroma.

INGREDIENTI:

riso – carnaroli se lo avete

cipolla – gialla o bianca

brodo – di carne se lo preparate da zero o granulare vegetale della knorr se utilizzate quello istantaneo

burro – meglio se di panna fresca

tartufo estivo – io ho trovato quello conservato in piccoli barattolini di vetro

vino bianco – secco

formaggio parmigiano – grattugiato, se lo gradite.

Iniziate preparando un piccolo battuto di cipolla.

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In una casseruola fate sciogliere la maggior parte del burro e lasciatevi dorare la cipolla.

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Tostate il riso, operazione essenziale per la riuscita del risotto.

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Sfumate con poco vino bianco e, una volta fatto evaporare il vino, aggiungete i primi due mestoli di brodo caldo.

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Mescolate a fiamma bassa e lasciate evaporare. Continuate aggiungendo un mestolo di brodo alla volta, ed aggiungete il successivo quando quello precedente si sarà ridotto. Questa operazione deve continuare sino a che il riso non risulti della consistenza desiderata.

Nel frattempo affettate il tartufo in sottilissime lamelle e fate sciogliere in una padellina del burro con un poco di olio (se avete del burro al tartufo utilizzatelo).

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Aggiungete le fettine di tartufo e lasciate cuocere  schiacciando con un mestolo per lasciare che l’aroma del tartufo si sprigioni.

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Questo composto è da aggiungere al risotto a 3/4 della cottura.

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Continuate fino ad ottenere la cottura del riso, quindi spegnete la fiamma e aspettate 5 minuti per la mantecazione, comprendo la casseruola.

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Impiattate e servite, eventualmente aggiungendo prima del parmigiano a mantecare.

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Fabio

MAGIA DI TUNISIA

Questo che sto per descrivere è un primo piatto di ispirazione tunisina. E’ una pasta con un semplice sugo di peperoni verdi, il sapore leggermente amarognolo e il sentore aromatico dei peperoni verdi (friggitelli) fanno di questa pietanza un gusto decisamente adulto.

INGREDIENTI:

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pasta – penne rigate.

Peperoni – verdi, piccoli e allungati, comunemente chiamati: friggitelli.

Passata – di pomodoro, rustica.

aglio – uno spicchio senza il germoglio.

olio extravergine di oliva – gusto delicato.

sale – fino.

formaggio – parmigiano grattugiato.

prezzemolo – tritato.

Pulite i peperoni eliminando i semi e tagliateli a pezzi.

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Frullate.

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Unite della passata di pomodori, salate ed allungate con acqua.

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Fate dorare l’aglio in un tegame,

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aggiungete il frullato appena preparato, scaldate ed abbassate la fiamma al minimo. Girate di tanto in tanto.

Quando il sugo comincia a produrre degli schizzi, vista la densità del sugo, coprite la pentola col suo coperchio. Essendo una passata, cuocere a fiamma bassisisma è indispensabile, in quanto l’acqua che deve essere eliminata per far restringere il sugo, tende altrimenti ad essere trattenuta. Quando il sugo sarà molto ristretto, spegnete la fiamma.

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Lessate la pasta al dente in abbondate acqua salata. Scolate, condite con il sugo  ed il prezzemolo tritato.

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Fabio

p.s.

aggiungete abbondate formaggio prima di gustare il piatto, stempera l’ amarognolo del peperone.

FETTUCCE DELLE ZIE (PASTA E BROCCOLI)

E buonasera! 🙂

Ci risiamo con un  miracolo della cucina calabrese. Per me il miracolo di un piatto è quando, con pochissimi ingredienti ed una semplice preparazione, si ottiene un risultato dal gusto strutturato che appunto, stupisce!

E’ il caso di questa pasta, cavallo di battaglia di due delle più stupende zie mai esistite nell’ universo: zia Mimma e zia Rosina.

E’ una pasta semplice, ma che dico… più che semplice, praticamente si fa da sola. Quello che mi preme sottolineare è che,  in questo piatto, la paprika dolce (“u pipareddu ducia”), nota spezia, non è un semplice aroma, ma diventa a tutti gli effetti un ingrediente principale, quindi: abbondate, mi raccomando. Pensate che quando zio Totò, il bello della famiglia di mamma, si sposò con zia Norina (si parla degli anni  ’40 , credo), pretendeva di avere in tavola la famosa pasta della famiglia di provenienza. Per cercare di spiegare a zia Norina di che pasta si trattava, le parlò di una pasta e broccoli al pomodoro. Zia Norina perplessa, chiese notizie alle sue cognate, appunto zia Mimma e zia Rosina, le quali capirono che il rosso della pasta che zio Totò identificava come pomodoro, era in realtà la paprika dolce. Questo pittoresco aneddoto è per dire che la quantità  da utilizzare di questa spezia è tale da rendere la pasta quasi rossa.

INGREDIENTI:

broccoli – i classici broccoli, verdi e salutari. Non eliminate tutte le foglie, qualcuna completa il piatto e lo rende meno monotono.

pasta – lunga: spaghetti, vermicelli, liguine, bavette o fettucce. Io ultimamente apprezzo molto la pasta Garofalo.

olio di oliva extravergine – gusto forte.

paprika – dolce. Se vi piace il piccante aggiungete anche un pò di quella piccante.

Allora, cominciamo col dire che a seconda che il condimento vi piaccia più o meno cremoso, i broccoli dovranno essere aggiunti nell’acqua bollente, prima o dopo rispetto alla pasta, e questo dipende dal tempo di cottura della pasta scelta. La ricetta originale, zia Rosina docet, vuole i broccoli in forma, quindi non sfatti, e il condimento un pò brodoso: gusto antico. Per rendere la ricetta più moderna si può optare per una pasta dal condimento più cemoso. Quindi:

la cottura giusta per il broccolo è di 10 minuti, per cui occorre porli in acqua bollente, la stessa in cui cuocerete la pasta, prima della pasta stessa se la pasta cuoce in meno di 10 minuti, contemporanemanete alla pasta, se la pasta cuoce in 10 minuti, dopo la pasta se la pasta cuoce in più di 10 minuti 🙂 . Tutto chiaro? Spero di si.

I broccoli dovranno essere ben lavati e tagliati così:

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Portate all’ ebollizione abbondate acqua, salatela, ed aggiungete i broccoli e la pasta seguendo le indicazioni appena fornite.

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La pasta non va abbandonata a se stessa, ricordatelo, quindi mescolatela di tanto in tanto. Una volta che la pasta è cotta, scolatela, condite con abbondate paprika dolce ed olio di oliva extravergine a crudo. Mescolate, impiattate e servite: fatto!

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p.s.

Marghe…. il colore del piatto da portata è di tuo gusto? 🙂

LINGUINE ALLE ALICI

Diciamo che questa  è una ricetta rubata al lago e trasferita al mare, ovviamente anche riadattata da me medesimo. Dico questo perchè l’idea di realizzare questo piatto mi venne dopo aver mangiato una pasta simile sul lago di Garda, il cui condimento era a base di sarde di lago, un pesce di lago appunto. Essendo un estimatore delle alici, le ho promosse a protagoniste di questa ricetta sostituendole ai pesci originali.

INGREDIENTI:

alici – fresche, sia piccole che grandi sono adatte.

pomodorini – datterini o ciliegini.

vino bianco – secco.

aglio – secco a spicchi, da utilizzare sia per aromatizzare l’olio che per preparare il pangrattato profumato.

peperoncino – secco e piccante.

pane secco – grattugiato.

formaggio parmigiano – grattugiato.

 prezzemolo – il classico, non riccio. Finemente tritato. Utilizzate solo le foglie, evitate i rametti, si trita velocemente mettendo le foglie in un tazza e dandoci dentro con le forbici. Le verdure andrebbero trattate con lame di ceramica ma, sinceramente, in questo caso, il gioco vale la candela.

peperoncino rosso – in polvere, dolce, la denominazione più interregionale è paprika dolce. Potete aggiungere anche un pò di quello piccante, se gradite.

pepe nero – finemente tritato.

olio di oliva extravergine – a  vosto gusto.

pasta – linguine.

Come prima operazione mettete su fiamma bassissima, ma proprio bassa, l’olio extravergine di oliva con aglio e peperoncino, e lasciate che l’ aglio diventi morbido e dorato.

Raggiunto questo risultato aggiungete in padella i pomodorini tagliati in quattro spicchi, il sale e li lasciateli appassire.

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Innaffiate con del vino bianco secco e lasciate andare per qualche tempo ancora. La base del condimento è pronta.

Predisponete per la pulizia delle acciughe: lavatele.

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Dovrete afferrare leacciughe per la testolina e tirarla via scorrendo lungo la loro pancia, in questa maniera eliminerete anche le interiora. A questo punto, sotto l’ acqua corrente eliminate anche la lisca.

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Dopo aver eliminato l’aglio e il peperoncino, adagiate le alici nella padella sopra il fondo che avrete preparato.

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A questo punto, dopo qualche minuto di cottura, eventualmente aggiungendo un altro pò di sale, e dopo che il colore delle acciughe passa al bianco, aggiungete un pò di acqua, o brodo di pesce o, come me in questo caso, l’acqua che avevano rilasciato le cozze, che avevo utilizzato come ingrediente nel secondo abbinato.

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In precedenza avrete preparato il pangrattato profumato come nella ricetta di cui vi do il link: cozze gratinate.

Incorporate uno per volta qualche cucchiaio di pane profumato e cuocetelo un pò prima di aggiungere il successivo. Dovrete ottenere una consistenza cremosa, quindi non esagerate con il pangrattato altrimenti tutto risulterà troppo asciutto.

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Lessate le linguine, al dente, e condite.

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Fabio

SPATZLE VERDI

la prima volta che conobbi gli spatzle mi trovavo  a Vienna da un amico, li preparava lui. Erano spatzle bianchi, ovvero senza gli spinaci. Dopo anni, dopo averli riprovati in montagna, decisi che questa doveva diventare una mia ricetta. Ovviamente non accetto critiche per come li faccio, eheh, anche perchè, la cosa principale è il risultato finale. Il salutismo alimentare, e poi capirete perchè, non fa per me 🙂 .

INGREDIENTI:

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spinaci – lessati, da voi se avete tempo, o da altri; mi raccomando: bel strizzati.

uova – io le utilizzo grandi, risparmio tempo 🙂 .

farina – doppio zero.

noce moscata – intera da grattugiare.

sale – fino.

acqua – minerale, 1 + 1 bicchiere.

burro – di panna fresca.

formaggio – parmigiano reggiano grattugiato.

salvia – a foglia grande.

Allora, armatevi di un bel pò di intuito e incominciate.

In un idoneo contenitore unite gli spinci, le uova, la noce moscata grattugiata, ed il sale. Mescolate e frullate. Una volta ottenuto un composto omogeneo, cominciate ad aggiungere il primo bicchiere di acqua, a porzioni, e continuate a frullare. In questa maniera avrete ottenuto la prima base.

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A questo punto, con l’aiuto di un colino, aggiungete a porzioni la farina setacciandola e mescolando sino ad incorporarla tutta.

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Il risultato della seconda base dovrà essere tale da sorreggere una forchetta.

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Non è finita 🙂 . Considerate che la consistenza finale deve essere tale che il composto possa scivolare su una spatola senza essere troppo liquido.  Per cui incorporate il secondo bicchiere di acqua e mescolate, sino a quando la consistenza finale  non sarà più in grado di sorreggere la forchetta di prima. La forchetta infilzata nell’ impasto si accascerà con moto costante .

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Tutto ciò perchè tale impasto dovrà passare attraverso un appostito setaccio un pò per gravità ed un pò perchè piallato dall’ apposito dispenser, che dovrà essere fatto scivolare sul setaccio apposito.

L’ attrezzo di cui parlo è appositamente progettato per gli spatzle, in alternativa potrete usare uno schiacciapatate, con la parete laterale senza fori.

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Il dispenser scorre sul setaccio:

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L’ attrezzo è progettato per essere poggiato con comodità sulla pentola colma di acqua, per cui la pentola stessa deve essere di diametro adatto.

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Quando acquistai tale “grattugia” la gentilissima commessa mi corresse la pronuncia, ehehe; io pronunciai correttamente Spatzle ( S – come la sc di scendere, la P – p,  la E -tendente alla A, e poi “zle”), ma la signorina lo pronunciò all’ inglese pensando, ma tu pensa questo ignorante: (spazzol) 🙂 .

Torniamo alla ricetta, una volta preparato l’ impasto finale, ponete in una padellina il burro e la salvia:

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scaldate ed andate avanti sino a quando la salvia non sarà dorata. In questo cas,o se una parte del burro assume un’ aspetto particellare ambrato, state tranquilli, così deve essere.

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Una volta che l’acqua bollente è stata debitamente salata, iniziate a introdurre gli “gnocchetti”.

L’acqua inizialmente cesserà di bollire, finita l’aggiunta degli gnocchetti, formati in maniera estemporanea, aspettate che l’acqua prenda nuovamente a bollire e, dopo al massimo due minuti, scolate.

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Trasferite in una ciotola, unite il burro con la salvia,  riscaldato nuovamente, e unite abbondante parmigiano grattugiato. Impiattate e decorate: io ho utilizzato pomodorini e cipollotto.

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Fabio

RISOTTO ALLE FRAGOLE

Come io sia arrivato a conoscere questa ricetta non me lo ricordo più, so solo che la realizzo da così tanto tempo che quando la faccio mi penso 🙂 .

L’ aspetto che si ottiene è particolare soprattutto per il colore, insolito per un risotto, ovvero un rosa pallido. Ricordo solo che piacendomi da ragazzo le cose un pò stravaganti,  all’ epoca questo piatto mi sembrò strano e quindi lo introdussi nel repertorio, in particolare… per il giorno del mio compleanno.

INGREDIENTI:

fragole – i soliti fragoloni, meglio ben maturi.

cipollotti – freschi e bianchi.

burro – adoro quello di panna fresca.

olio di oliva extravergine – delicato.

vino bianco – secco.

riso – il carnaroli è l’ optimum per i risotti.

brodo – parliamoci chiaramente, prepararlo da zero è semplice ma…. non sempre si ha il tempo, per cui io utilizzo quello di verdure , granulare, la marca che preferisco perchè sento meno il  sapore sintetico è quello knorr.

sale – fino.

Lavate le fragole ed eliminatene le foglioline verdi e la base, di solito bianca e dura. Asciugatele per bene.

Mettete in una casseruola l’olio ed il burro e passate su fiamma bassa,

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quando il burro sarà fuso aggiungete i cipollotti a pezzetti e lasciate dorare. Il fatto di utilizzare olio e burro insieme, è utile a non far scurire il burro, che utilizzato da solo tende a farlo.

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Aggiungete le fragole intere, pochissimo sale

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e dopo aver scaldato ancora un pò aggiungete il vino bianco e, con pazienza, mescolate su fiamma bassa, sino a quando le fragole avranno perduto la loro forma, aiutatevi con una spatola di legno. Alla fine di questa operazione otterrete una purea rossa:

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è l’ora di aggiungere il riso:

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mescolate per la tostatura ed iniziate ad aggiungere il brodo. Il riso assorbirà i liquidi e tenderà ad asciugarsi, mescolate bene perchè non si attacchi.

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1) la quantità di riso, come si suol dire è: un pugno per ogni commensale ed uno per la pentola.

2)la prima aggiunta di brodo dovrà essere di due mestoli, per poi procedere un mestolo per volta. Aggiungete il successivo quando il precedente sarà un pò evaporato. “Tirate” ogni volta il più possibile.

Ovviamente il tempo di cottura totale da quando aggiungerete il riso dovrà coincidere con il tempo di cottura del riso, dico questo affinchè, quando il tempo di fine cottura starà per essere raggiunto, non aggiungiate più brodo, ma facciate evaporare quello già presente.

Normalmente prima di servire, si aggiunge un piccolo pezzo di burro a mantecare,  si mescola e  si copre per 5 minuti a fiamma spenta. Subito dopo il risotto potrà essere portato in tavola. Io nella fase finale non utilizzo burro nè  panna, che normalmente in questa ricetta viene utilizzata per stemperare l’acidità di questo piatto. A me piace tale e quale.

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Il risultato, una volta impiattato il risotto è il seguente:

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Fabio

SA BOTTARGA (LA TOSCA DELLE PASTE)

In realtà preparo semplicente la pasta con la bottarga secondo la mia personale interpretazione. Che la bottarga sia composta da uova di pesce credo sia noto a tutti, in particolare sono le gonadi di alcuni tipi di pesci tipo cefalo (muggine) o tonno, essiccate; a volte la si trova polverizzata, io preferisco quest’ ultima e proveniente in particolare dal cefalo. Sardegna terra di semplicità e magia ancestrale.

INGREDIENTI:

olio di oliva extravergine – possibilmente di origine sarda: avendo questa pasta come ingrediente principale la bottarga, il suo sapore deve risaltare su tutto, è in sostanza come la primadonna in Tosca. 🙂

aglio – secco: io userei spicchi di dimensione media, non troppo grandi nè troppo piccoli. Eliminerei il germoglio, per rendere il sapore meno acuto,  che non copra quello della bottarga, diciamo che è la nota di fondo, forte, presente e costante, come Scarpia in Tosca. 🙂

peperoncini rossi – secchi, interi,  grandi, quelli che si trovano infilati in collane. Il tipo che ho utilizzato io era di qualità dolce, non piccanti, così da poterli mangiare insieme alla pasta senza problemi, i miei erano greci. In alternativa peperoncino fresco a rondelle, e relativi semi. Il loro gusto deve semplicemente dare un bagliore in più al piatto, come Cavaradossi in Tosca. 🙂

pomodori – datterini, minuscoli e dolci, proprio pochi pochi. Praticamente ci sono ma non li sento, come la Contessa Attavanti in Tosca. 🙂

pasta – vermicelli, grande diametro, al dente: i miei erano di Gragnano trafilati al bronzo.

sale grosso – magari iodato….. fa bene al metabolismo regolato dagli ormoni prodotti della tiroide e, dicono, per proteggere l’organismo da arteriosclerosi ed ipertensione

La quantità di olio deve essere cospicua, tutt’al più lo avanzerete nella padella. Per quanto mi riguarda l’olio deve coprire completamente gli spicchi d’aglio, ecco perchè farei attenzione alle dimensioni di quest’ulltimo, ed utilizzerei una padella piuttosto piccola. Mettere nell’olio freddo gli spicchi d’aglio,  il peperoncino secco tagliato a pezzetti,  con anche i semi. A questo punto passate la padellina sul fuoco e lasciate andare a fuoco molto basso, muovendo di tanto in tanto la padella,  fino a quando l’aglio non sarà dorato e morbido; è come se tutto fosse bollito nell’olio, più che essere fritto. Quanto segue è il risultato:

OLIO AROMATIZZATO

Aggiungete i pomodorini datterini ridotti ognuno in quattro spicchi e continuate la cottura sino a quando non saranno appassiti.

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Una volta cotta la pasta, scolarla e trasferirla in una scodella, di ceramica o vetro, evitate la plastica. Aggiungere il contenuto della padellina e la bottarga.

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Mescolate bene e servite. Il fatto che questa pasta non risulti troppo asciutta dipenderà dalla quantità di olio che avrete utilizzato.

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Fabio

PASTA CON LE VONGOLE

E veniamo ad un altro classico della nostra cucina, ricetta elaborata in tutti i suoi segreti. Sembra semplice….

Per prima cosa una introduzione sulle vongole. Le vongole sono dei molluschi furbi, diffidenti e dispettosi. Una volta sollevando il piatto che avevo messo a copertura del contenitore dove avevo messo a spurgare le vongole, due di esse mi hanno letteralmente sputato! (sono dotate di sifone per muoversi). Personalmente sono uno di quelli che, al secondo granello che sentono sotto i denti, smette di mangiare la pasta, ecco perchè ho cercato di capire in tutti questi anni come eliminare completamente la sabbia contenuta nelle conchiglie, e perchè non scelgo mai la pasta e vongole a ristorante. Le vongole vivono immerse nella sabbia, quindi ne contengono un bel pò al loro interno. Come dicevo occorre aggirare la diffidenza di questi molluschi facendoli sentire a casa loro, insomma dovete metterli nella condizioni di “aprirsi” con voi 🙂 .

Come avrete capito, e come tutti i molluschi, al momento dell’acquisto le vongole dovranno essere vive.

INGREDIENTI:

vongole – veraci, le mie erano di Goro, villaggio natale della mia amata Milva 🙂 .

pasta – spaghetti o vermicelli, mi piaccionio di notevole diametro. In alternativa: linguine.

vino bianco – secco.

aglio – via il germoglio.

prezzemolo – del tipo liscio e ben tritato.

olio di oliva extravergine -in questo caso mi piace intenso.

Dopo aver  ben lavato le vongole sotto l’ acqua corrente, delicatamente per evitare che i gusci si sbecchino,  dovete porle  in una soluzione di acqua e sale, loro si sentono nel loro habitat naturale, si aprono e permettono alla sabbia che contengono di fuoriuscire. Ma attenzione a non farvi fregare: dovete utilizzare acqua minerale (non gassata ovviamente), se sentono il cloro resteranno pressoché chiuse, e la proporzione da utilizzare tra acqua e sale è: un pugno di sale grosso ogni litro e mezzo di acqua. Il tempo minimo è quattro ore, cambiando la soluzione di spurgo dopo due ore. Durante il cambio dell’acqua salina, trasferitele in un altro contenitore sollevandole dalla prima acqua con un attrezzo forato. A volte io le tengo a spurgare anche tutta la notte in frigorifero.

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Altro accorgimento è di coprire il contenitore, al primo raggio di luce si richiudono.

Prima di passare alla cottura ecco cosa dovete fare. Ponete un piatto bianco piano nel lavello, aprite sopra l’acqua in maniera tale che il piatto ne contenga sempre un poco, poi con pazienza cominciate a far cadere nel piatto una vongola per volta da un’ altezza di circa venti centimetri. Via via che nel piatto vi saranno una decina di vongole trasferitele in un contenitore. Con questa operazione  eliminerete l’ultima sabbiolina rimasta al loro interno e, se qualche vongola essendo morta e piena di sabbia non si è aperta, si aprirà in questa fase, evitando di infestare di sabbia  la vostra pasta; si aprirebbe durante la cottura.

Lavate bene e trasferite in un tegame senza nessun condimento,

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coprite e fate scaldare a fiamma bassissima. Controllate di tanto in tanto, spegnete il fuoco quando la maggior parte delle vongole saranno aperte, se proseguite troppo con il riscaldamento le vongole risulteranno secche.

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Sempre con il solito attrezzo traforato, trasferite le vongole altrove e mettete da parte.  Eventualmente potete eliminare un pò di gusci, io elimino un terzo dei gusci completamente, di un altro terzo ne elimino solo una valva, l’altro terzo lo lascio intero.  L’acqua che sarà fuoriuscita sarà ingrediente importante per la pasta ma, dovrete attentamente filtrarla.

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Ponete l’aglio in abbondante olio di oliva extravergine in una padella capiente, come al solito fatelo dorare a fiamma bassissima, se gradite potete aggiungere un peperoncino secco. Eliminate l’ aglio e mette nell’olio il brodo rilasciato dalle vongole, accuratamente filtrato, e il vino bianco.

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Fate restringere a fiamma bassa, a seconda di quanto la pasta vi piace umida o meno. Solo quando gli spaghetti saranno quasi pronti, trasferite in padella le vongole, e fate insaporire. Non abbondate nei tempi o le vongole si seccheranno… povere, si annoianao facilmente :).

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Versateci sopra gli spaghetti ormai cotti e mescolate, trasferite nella solita scodella di vetro o ceramica, cospargete di prezzemolo tritato e servite.

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Fabio

SPAGHETTI ANNAMARIA (PASTA CON LE ZUCCHINE NUOVA)

Questa è una pasta semplicissima e molto veloce da realizzare, quindi è adatta per quei momenti in cui non si ha molto tempo e si vuole comunque preparare qualcosa di gustoso, perchè nella sua semplicità questa ricetta è davvero buona. Quando ero ancora adolescente uno zio, scapolo impenitente fino ad età non più giovanissima decise di sposarsi, e lo fece con una piccola donna di nome Annamaria. Dopo poco tempo, entrata in confidenza con tutta la famiglia, Annamaria importò questa ricetta, in contrapposizione alla ben più sontuosa pasta con le zucchine in uso presso il nostro clan, e che sarà oggetto di un prossimo articolo. Da qui il nome “pasta con le zucchine nuova”, come l’abbiamo sempre chiamata da lì in avanti, e la relativa dedica ad Annamaria.

INGREDIENTI:

zucchine  – del tipo lungo e scuro.

pasta- spaghetti medi o linguine.

olio di oliva extravergine – intenso.

prezzemolo – del tipo liscio.

aglio – via il germoglio.

formaggio – parmigiano grattugiato.

pepe – nero macinato.

Mettete sul fornello una pentola di acqua fredda per la cottura della pasta e dedicatevi contemporaneamente al condimento. Quando la pasta sarà cotta saranno pronte anche le zucchine, questo per darvi I’ idea della rapidità della preparazione.

In una padella capiente fate dorare a fiamma bassissima l’aglio in abbondante olio di oliva extravergine. Senza eliminare l’aglio aggiungete le zucchine tagliate a rondelle abbastanza spesse.

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Continuate a cuocere sempre a fiamma bassa fino a quando le rondelle non avranno acquistato una certa trasparenza senza aver preso colore. Aggiungete pepe nero e prezzemolo tritato e spegnete la fiamma.

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Scolate la pasta e versatela nella padella:

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mescolate e trasferite in una ciotola capiente, unite abbondante formaggio parmigiano, un altro pò di prezzemolo tritato, mescolate e servite.

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Fabio

GAZPACHO DI CARMEN MAURA

Tipico piatto spagnolo. Sono venuto a conoscenza dell’esistenza del gazpacho guardando per la prima volta il film di Almodovar “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”. La protagonista, appunto Carmen Maura,  in un momento del film prepara il gazpacho (per la verità imbottito di sonniferi). All’epoca esistevano solo le videocassette, riascoltai tante volte quel pezzo per tirar giù la ricetta che mi intrigava molto – senza sonniferi ovviamente 🙂 . In seguito, con i miei viaggi in Spagna ho affinato la tecnica di preparazione. Per la verità in Spagna ne servono varie versioni che si differenziano soprattutto per la consistenza, da praticamente liquida, servito in un bicchiere, a una consistenza corposa che ne fa una zuppa fredda al cucchiaio. La mia versione è quest’ ultima. In Andalusia ne preparano una versione squisita con l’aggiunta di altri ingredienti e che chiamano “salmorejo”, in altra occasione descriverò anche questa variante.

INGREDIENTI:

pomodori – rossi, maturi, sugosi ed a grappolo.

cetrioli – media dimesione e ben turgidi.

peperoni – quelli grandi, e rossi per contribuire al colore  giusto finale del piatto.

cipollotti – li preferisco alla cipolla perchè più delicati.

aglio – via il germoglio.

aceto – bianco.

pane secco – bianco possibilmente. Una casa senza barattoli di vetro  e pane secco non è una casa, mi hanno sempre detto.  🙂

pane casereccio – di quello tipo meridionale, compatto. In realtà questo serve per preparare dei mini crostini.

rosmarino – sempre per i crostini.

olio di oliva extravergine.

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La ricetta è semplicissima, ma propio semplice. Prima di tutto mettete il pane secco a bagno in acqua e aceto. Mi raccomando le proporzioni, un  bicchiere di aceto in una ciotola grande di acqua è abbastanza.

In un contenitore idoneo mettete, i pomodori in pezzi e privi di semi, se volete eliminate la pelle, io la lascio. Aggiungete il cetriolo in pezzi sempre privo di buccia e semi. Sono principalmente i semi che rendono poco digeribile il cetriolo; da quando li tolgo riesco a mangiarli senza problemi anche alla sera. Aggiungete ancora il peperone in pezzi,  pellicina esterna si pellicina no decidetelo voi, io la lascio. Infine uno o mezzo spicchio d’aglio senza germoglio e la parte bianca del cipollotto in pezzi, sale.

gazpacho verdure caraffa

Frullate tutto sino ad ottenere una crema liscia. Normalmente utilizzo frullatore a braccio ed una caraffa. Ottenuto il frullato di verdura, aggiungete il pane che avrete tolto dall’ammollo e strizzato molto bene, frullate ancora un pò e passate in frigo. Togliete il gazpacho dal frigo poco prima di servirlo.

gazpacho caraffa

A parte in una ciotola, potete accompagnare il gazpacho con dei piccoli ed appetitosi crostini preparati nella seguente maniera. Riducete in cubetti il pane casereccio. Dopo aver fatto rosolare uno spicchio di aglio in poco olio extravergine di oliva  in un padella antiaderente, trasferiteci dentro i dadini di pane, sale, rosmarino e girate sino a quando il pane non risulterà croccante.

Prima:

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Dopo:

crostini 2

Insieme alla ciotola di crostini preparate due ciotole per accompagnare il piatto, una con dadini di cippollotto e la seconda con dadini di peperone. Sia i crostini che peperoni e cipollotti sono da aggiungere al gazpacho a piacere di ogni commensale.

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Fabio